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Nutrizione personalizzata

Che cos’è la nutrizione personalizzata?

La nutrizione personalizzata è un’alimentazione calibrata sulle esigenze nutrizionali dell’individuo e che garantisce un apporto ottimale di tutti i nutrienti in misura bilanciata ed in quantità sufficienti a:

Perché è importante la nutrizione personalizzata?

1. Ogni persona è un individuo unico!

Le scoperte scientifiche nel campo della genetica hanno rivelato che noi siamo diversi l’uno dall’altro tanto nell’aspetto esteriore quanto nei processi metabolici e fisiologici . Queste differenze sono dovute a piccole variazioni nei geni che ci rendono unici. La più comune variazione genetica si chiama SNP (Single Nucleotide Polimorphism) e consiste nella variazione di una sola lettera del codice genetico di un gene. Altre variazioni quali inserzioni o delezioni di parti del codice genetico contribuiscono alle differenze individuali.

2. Qual è il razionale della nutrizione personalizzata?

Il metabolismo è costituito da migliaia di reazioni guidate da enzimi. Come risultato di queste variazioni genetiche possiamo non avere alcuni enzimi, o averne pochi o avere enzimi o proteine che non funzionano bene come dovrebbero. Un enzima (E) è una proteina che catalizza (promuove e facilita) una specifica reazione metabolica e richiede per il proprio funzionamento la presenza di reagenti e di alcuni cofattori tipo vitamine e minerali. Se il reagente o il cofattore è presente in quantità insufficienti, la reazione avviene in quantità limitata o non avviene del tutto determinando un rallentamento o un blocco metabolico.

Le variazioni genetiche (polimorfismo genetico) possono diminuire l’affinità di legame dell’enzima per il proprio substrato o per il proprio cofattore determinando una riduzione della velocità di reazione o addirittura anche un blocco metabolico, che può essere ripristinato aumentando la concentrazione del cofattore e/o del substrato. La conseguenza diretta è che livelli plasmatici di cofattore (vitamina o minerale) considerati normali, possono risultare insufficienti per fare avvenire la reazione metabolica e rendono necessario un aumento dell’assunzione del cofattore con la dieta o con l’integrazione. In questo caso, l’apporto giornaliero del cofattore deve essere aumentata ben al di sopra di quanto viene raccomandato dai LARN (Livelli di Assunzione giornaliera Raccomandati di Nutrienti per la popolazione Italiana) o dagli RDA americani (Recommended Daily Allowance). Un esempio classico è la variazione genetica 677 nel gene MTHFR che produce l’enzima Metilentetraidrofolato-reduttasi caratterizzato da una bassa velocità di reazione; questo enzima alterato richiede per funzionare bene un’assunzione di 600-800 microgrammi di acido folico, quantità molto più alta dei 200 microgrammi giornalieri raccomandati dai LARN. Ciò non è di poco conto perché i portatori di questa variazione genetica tendono ad avere alti livelli plasmatici di omocisteina, un aminoacido associato al rischio di trombosi, condizione che può essere evitata integrando la dieta con acido folico, vitamina B12 e B6 ad alto dosaggio.
Analogamente l’organismo potrebbe avere bisogno di una maggiore quantità di antiossidanti come le vitamine A,C,E, selenio, acido alfa-lipoico, CoQ10 o di altri fattori nutrizionali che in alcune condizioni di stress possono diventare essenziali condizionali.
Lo stesso discorso fatto per gli enzimi vale in generale anche per le proteine, sia quelle che hanno una funzione strutturale sia quelle che hanno specifiche funzioni, come ad esempio i recettori degli ormoni e neurotrasmettitori. Per fare un esempio, una variazione nel gene del recettore della Vitamina D (VDR) aumenta il fabbisogno di vitamina D e di calcio.
Le variazioni genetiche possono essere anche gravi, ma in questo caso si manifestano clinicamente già alla nascita; tuttavia nella maggior parte dei casi i polimorfismi genetici determinano piccole variazioni nella funzionalità degli enzimi, proteine e recettori che non si manifestano alla nascita come malattia, ma restano subcliniche contribuendo, comunque, negativamente per tutta la vita allo stato di salute e benessere. Tipiche aree funzionali correlate al benessere ed interessate da variazioni genetiche sono: il metabolismo dei grassi, la risposta glicemica agli alimenti, il metabolismo dell’acido folico e dell’omocisteina, la capacità detossificante da tossine e carcinogeni, la capacità antiossidante, l’infiammazione generale di base, la salute delle ossa e l’adattamento allo stress, come anche la capacità di digerire il lattosio o la sensibilità al glutine della dieta.

Così come per i micronutrienti (vitamine e minerali) anche il fabbisogno di macronutrienti è soggetto ad una variabilità individuale. Per l’adulto si ritiene appropriato un apporto di carboidrati, lipidi e proteine pari rispettivamente al 55-65%, 20-30%, 10-15% delle calorie totali giornaliere. Tuttavia diversi geni e relativi polimorfismi sono stati associati con la sensibilità ai carboidrati raffinati (es. ACE, PPARG, ADRB2, TCF7L2) e ai grassi saturi della dieta (es. APOA2, FABP2, FTO, ADRB3). In base alla sensibilità ai carboidrati e grassi della dieta, gli apporti di nutrienti dovrebbero essere aggiustati in modo da migliorare il controllo della glicemia e prevenire un eccessivo deposito di grasso.

Alla variabilità genetica, inoltre, si deve aggiungere la variabilità legata all’età, sesso e fasi della vita. Pertanto il fabbisogno nutrizionale è diverso per i lattanti, bambini, adolescenti, adulti maschi e femmine, anziani e gestanti e nutrici.

Riassumendo

Come si fa la nutrizione personalizzata?

Ci sono correntemente due approcci metodologici per personalizzare la nutrizione che non si escludono ma si completano a vicenda:

1. Analisi dei polimorfismi genetici in geni correlati al metabolismo

Con questo tipo di test si possono identificare la presenza di geni che producono proteine leggermente alterate, il funzionamento delle quali richiede una maggiore quantità di vitamine e/o minerali specifici.

2. Analisi dei metaboliti urinari

La mancanza di un cofattore o la presenza di un polimorfismo genetico possono determinare un rallentamento metabolico di una specifica reazione del metabolismo; come conseguenza, i metaboliti che non reagiscono passano nelle urine e la loro concentrazione è indicativa del rallentamento metabolico.