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Diete speciali

La nutrizione svolge un ruolo importantissimo nel mantenere lo stato di salute dell’organismo. Un dieta sbilanciata protratta nel tempo può favorire l’insorgenza di alcune malattie a causa della mancanza o dell’eccesso di uno o più nutrienti alimentari.

Le patologie correlate alla nutrizione colpiscono soprattutto gli organi legati alla gestione del flusso di materia alimentare, come l’apparato gastrointestinale, il sistema endocrino, l’apparato cardiovascolare ed il sistema renale. Quando la patologia si manifesta è importante ricorrere ad una dieta speciale personalizzata, che insieme alle cure mediche, contribuisce a migliorare la situazione.

Per fare alcuni esempi, nei soggetti predisposti alcuni componenti alimentari possono causare allergie e intolleranze alimentari, o indurre cefalea o aumentare la pressione del sangue. Una dieta sbilanciata e ricca di colesterolo, trigliceridi e sodio, unitamente ad altri fattori di rischio, può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. La vera Dieta Personalizzata deve tenere conto dei disturbi o delle malattie accertate in essere, in modo da evitare un peggioramento o controllare positivamente l’evoluzione della malattia. Se la patologia è di origine esogena alimentare, la dieta può generalmente normalizzare la situazione. Se la patologia è di origine endogena, la dieta può comunque evitare un peggioramento.

Nella Dieta Speciale tutti i nutrienti, inclusi vitamine e minerali, vengono bilanciati in modo da soddisfare le esigenze dell’organismo in condizioni patologiche.

Nelle patologie di origine psicogena, come l’anoressia nervosa e la bulimia, l’educazione alimentare è secondaria ad un intervento psicologico o medico.

Le patologie che possono beneficiare di un interveto dietetico speciale sono:

Anemia

L’anemia è una patologia del sangue caratterizzata da una diminuzione sotto i 12 g/100 mL dell’emoglobina totale, pigmento presente nei globuli rossi (eritrociti) con la funzione di trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti. In generale può essere causata da una diminuzione della produzione dell’emoglobina e/o da una diminuzione della vita media dei globuli rossi per aumento della loro distruzione o per emorragie. Tra le cause, quelle di natura nutrizionale possono essere una diminuzione del Ferro nell’organismo (anemia sideropenica), carenza di vitamina C, carenza di vitamina B12 (anemia megaloblastica), carenza di acido folico, carenza di rame, carenza di vitamina B6.

Anoressia nervosa

Patologia con forte componente psicogena caratterizzata dal rifiuto del cibo, con forte dimagramento e assenza del ciclo mestruale per almeno 3 cicli consecutivi (amenorrea). Colpisce prevalentemente il sesso femminile durante la fase puberale e di età inferiori ai 25 anni. La componente psicologica è molto forte, con un’intensa paura di ingrassare ed una percezione alterata della propria immagine. Possono essere presenti sensi di colpa e azioni compensative. Questa patologia richiede l’intervento di uno psicoterapeuta o di uno psichiatra per risolvere il problema. Le cause sono spesso da ricercare nella vita sociale e famigliare.

Arteriosclerosi

Patologia dei vasi arteriosi, prevalentemente di grosso e medio calibro, caratterizzata da ispessimento e indurimento della parete vasale con riduzione del flusso sanguigno e della perfusione degli organi irrorati. Tra le cause di arteriosclerosi troviamo l’ipercolesterolemia, l’ipertensione, il fumo di sigaretta ed il diabete.
L’ateriosclerosi è una forma di arteriosclerosi dovuta alla deposizione di lipidi nella parete del vaso, localizzate per lo più vicino alle biforcazioni del vaso. L’arteriosclerosi, in generale, aumenta il rischio di infarto cardiaco e cerebrale.

Bulimia Nervosa

Patologia con forte componente psicogena, caratterizzata da episodi di abbuffata, che si verificano in assenza del senso di controllo, seguiti da sistemi di compensazione attuati per prevenire l’aumento di peso, come l’autoinduzione del vomito, il ricorso a lassativi e diuretici, al digiuno e all’esercizio fisico eccessivo. Gli episodi di abbuffata e le compensazioni inappropriate sono ricorrenti e si verificano almeno 2 volte alla settimana per 3 mesi consecutivi. Le persone affette hanno una valutazione del sé alterata con una bassa autostima. Nel caso si verifichino questi episodi, anche se sporadicamente, è bene contattare uno psicologo o uno psichiatra o comunque un centro esperto, capace di fornire l’aiuto necessario ad affrontare il problema.

Calcolosi della cistifellea (colelitiasi)

La cistifellea è il serbatoio della bile, liquido prodotto dal fegato e necessario per l’assorbimento dei grassi intestinali. La colelitiasi consiste nella formazione di calcoli nella cistifellea o nei dotti biliari. I calcoli sono nella maggior parte dei casi costituiti da colesterolo e si formano per aumentata concentrazione di colesterolo oltre i limiti di solubilità. In un 20% dei casi il calcolo è pigmentato ed è formato da bilirubinato di calcio. La presenza di un calcolo nella cistifellea o nel dotto può manifestarsi con la colica biliare caratterizzata da un forte dolore viscerale localizzato nella zona destra dell’addome, con possibile irradiazione del dolore anche alla spalla destra, presenza di febbre e talvolta brividi. Può portare a infiammazione delle cistifellea (colecistite), malassorbimento dei grassi e a pancreatite.

Calcolosi urinaria (litiasi renale)

Patologia delle vie renali causata dalla formazione di cristalli insolubili di alcuni sali, generalmente sali di calcio, che precipitando possono traumatizzare la mucosa urinaria e/o ostacolare l’escrezione dell’urina. I calcoli possono essere costituiti da fosfato di calcio (calcio apatite), ossalato di calcio, urato di calcio, fosfato ammonio magnesiaco (struvite) e anche da cistina. I calcoli si formano quando si instaurano alcune condizioni che portano all’aumento di calcio, ossalato e fosfato nelle urine, come l’eccessiva assunzione di vitamina D, la presenza di iperparatiroidismo, la iperuricemia e l’alcalinizzazione delle urine. La calcolosi si può manifestare con dolore colico ad irradiazione lombare e lungo gli organi genitali, dolore alla minzione, nausea e vomito.

Cancro e Prevenzione del Cancro

Alcuni tumori sembrano correlati alla introduzione eccessiva di alcuni nutrienti o a combinazione di alimenti o all’assunzione di alimenti ammuffiti.
Un eccessiva introduzione di acidi grassi saturi ed omega-6, particolarmente di acido linoleico, risulta correlata con una maggiore incidenza di tumori del colon. I grassi saturi sembrano favorire il carcinoma prostatico. Un associazione cronica di alimenti contenenti nitrati (es. salumi) e di alimenti contenenti amine (es. pesce) porta alla formazione nello stomaco e nell’intestino di nitrosamine, sostanze di compravata cancerogenicità. Anche l’abuso di alcool favorisce l’insorgenza di tumori dell’intestino. I cereali ammuffiti potrebbero contenere una tossina (aflatossina B1) prodotta dalla muffa, che è il più potente carcinogeno naturale ed è in grado di indurre il cancro del fegato.  Diete ad alto tenore di fibra alimentare (verdura e frutta) prevengono il cancro del colon, sia intrappolando sostanze cancerogene sia stimolando il transito intestinale e l’espulsione dei carcinogeni. L’assunzione di cibi ricchi di sostanze antiossidanti (frutta e verdura) sembra prevenire il cancro, particolarmente il licopene, le catechine del te verde ed i flavonoidi della soia. Il licopene, presente nel pomodoro, insieme alla soia (flavonoidi) previene il carcinoma prostatico. Il consumo di soia e di cibi ricchi di folati (verdure a foglia e legumi) sembrano proteggere dal carcinoma mammario. Infine anche il consumo di omega-3, o di pesci dei mari freddi, potrebbe esercitare una funzione protettrice.
In generale, per prevenire il cancro si raccomanda di consumare 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura e di consumare cibi freschi e possibilmente crudi (dove possibile) per mantenere attive le sostanze protettrici.

Cardiopatia ischemica

Patologia cardiaca caratterizzata da uno squilibrio tra richiesta cardiaca di ossigeno e apporto di ossigeno al cuore. Questo squilibrio può essere dovuto all’ostruzione del vaso coronarico (causata da parte della placca arteriosclerotica o da uno spasmo coronarico o in alcuni casi ad un’embolia) oppure ad un improvviso aumento della richiesta di ossigeno da parte del tessuto miocardico. La cardiopatia ischemica può manifestarsi clinicamente come Arresto cardiaco, Angina pectoris, Infarto cardiaco, Aritmie oppure Scompenso cardiaco. Vale la pena ricordare che il consumo di 1g/die di omega-3 a catena lunga riduce il rischio di infarto.

Cirrosi epatica

Patologia epatica cronica caratterizzata da necrosi diffusa e formazione di tessuto fibroso con distruzione progressiva della struttura epatica. Le conseguenze sono l’instaurarsi di ipertensione portale ed insufficienza epatica. Considerata la funzione centrale del fegato nella fisiologia dell’organismo, si possono avere numerose complicanze, tra cui malnutrizione, malassorbimento dei grassi, alterazione del metabolismo del glucosio, ascite, iponatremia (diminuzione sodio plasmatico), encefalopatia epatica.

Cistite

Infiammazione della vescica urinaria dovuta ad infezione microbica. È presente lo stimolo alla minzione anche quando nella vescica è presente una piccola quantità di urina (pollachiuria), con bruciore e possibile dolore durante la minzione (stranguria). Le urine possono maleodorare per presenza di sostanze volatili di produzione batterica.

Colecistite

Infiammazione della cistifellea speso associata alla presenza di calcolosi biliare.

Colite ulcerosa

Patologia infiammatoria cronica dell’intestino colon e retto caratterizzata da diarrea sanguinosa e sanguinamento rettale. Sono presenti dolori addominali e diarrea, e la perdita di sangue cronica può portare ad anemia. Tra le possibili cause si ipotizzano allergie ad additivi alimentari, al latte vaccino, o stress psichico.

Diabete mellito

È una patologia metabolica caratterizzata da una ridotta disponibilità o da una ridotta attività dell’insulina, ormone ipoglicemizzante per eccellenza, prodotto dalle cellule Beta di Langherans pancreatiche. Il diabete si manifesta quindi con iperglicemia, cioè il glucosio resta nel sangue e non entra nelle cellule. In condizioni normali la glicemia è 65-110 mg/dL. Si parla di diabete quando la glicemia, misurata (su plasma venoso) 2 ore dopo il test da carico con 75 g di glucosio, è uguale o maggiore di 200 mg/dL. Per valori compresi tra 140 e 200 mg/dL si parla, invece di alterata intolleranza al glucosio.
Si distinguono 2 forme di diabete: il diabete tipo I, detto anche diabete insulino-dipendente o anche diabete giovanile, è una patologia caratterizzata da assenza di insulina, causata da distruzione delle cellule beta-di Langherans pancreatiche, su base autoimmunitaria. Nel diabete tipo II, invece, l’insulina è presente ma non viene prodotta in quantità sufficiente, oppure l’insulina è meno attiva o gli organi non rispondono all’azione dell’insulina (insensibilità all’insulina). Il diabete tipo II è frequente nei soggetti obesi ed in questi soggetti una diminuzione del peso può fare riacquistare la sensibilità all’insulina e la normalità metabolica.

Diarrea

La diarrea consiste nell’emissione di feci acquose associata ad una aumento della frequenza delle scariche (> di 3 al giorno) e del peso delle feci (> di 200 g di feci al giorno). La diarrea porta a perdita di acqua e sali minerali. A seconda delle cause si distinguono una diarrea osmotica, dovuta alla presenza nell’intestino di sostanze che attirano l’acqua (osmoliti) come il lattosio, una diarrea secretiva dovuta ad esempio alla presenza di esotossine batteriche, ed una diarrea essudativa dovuta all’insorgenza di patologie infiammatorie che danneggiano la mucosa della parete intestinale, come il Morbo di Chron o la colite ulcerativa.
La dieta svolge un ruolo importante per la reintegrazione dei sali minerali e delle vitamine idrosolubili e dell’acqua, soprattutto nei bambini.

Dislipidemie

Sono alterazioni del metabolismo dei lipidi che portano ad un aumento dei livelli plasmatici di colesterolo e/o trigliceridi. I valori desiderabili di colesterolo totale dovrebbero essere minori di 200 mg/dL in persone di età superiore a 30 anni e minori di 190 mg/dL in soggetti di età inferiore a 30 anni. Il colesterolo LDL (chiamato colesterolo cattivo) non dovrebbe superare i 130 mg/dL. Il colesterolo HDL (detto buono) dovrebbe essere compreso tra 46 e 65 mg/dL. Il rischio di malattie coronariche aumenta all’aumentare del colesterolo Totale e delle LDL e al diminuire delle HDL. Il rischio è elevato per valori di colesterolo totale >240 mg/dL e per LDL>160 mg/dL e HDL<35mg/dL, ed aumenta ancora in presenza di altri fattori di rischio quali ipertensione, fumo di sigaretta e diabete e alti valori di trigliceridi. I valori normali dei trigliceridi sono compresi tra 50 e 170 mg/dL e possono aumentare con diete ricche di carboidrati e di alcool. Ci sono diversi tipi di dislipidemie:
tipo I: un aumento dei trigliceridi esogeni,
tipo IIa: aumento di colesterolo LDL su base genetica (ipercolesterolemia essenziale o familiare)
tipo IIb: aumento di colesterolo LDL e trigliceridi
tipo III:mista con aumento di colesterolo e trigliceridi
tipo IV:ipertrigliceridemia endogena per aumento di produzione epatica dei trigliceridi
tipo V: aumento trigliceridi esogeni e di produzione endogena.
È importante normalizzare i livelli di lipidi plasmatici per diminuire il rischio di patologie coronariche.

Diverticolosi del colon

I diverticoli sono ernie a sacco della parete del colon. Si formano per una aumento della pressione intracolonica esercitata dalla muscolatura per fare avanzare materiale fecale secco e di piccole dimensioni. La costipazione di lunga durata aumenta la probabilità di diverticolosi. Tra le complicazioni troviamo sanguinamento, diverticolite cioè infiammazione, formazione di ascessi con perforazione acuta, ostruzione e sepsi. Fino al 25% dei pazienti sviluppa diverticolite e di questi il 30% richiede un intervento chirurgico. Le possibili cause sono una dieta povera di fibre e la mancanza di esercizio fisico.

Epatite

Infiammazione del fegato dovuta, nella maggior parte dei casi a infezione virale, con distruzione di parte del tessuto epatico e decorso acuto o cronico. Sono stati individuati 5 virus A, B, C, D, E responsabili delle diverse forme di epatite virale. Il virus A ed E sono a trasmissione oro-fecale, mentre quelli B, C, D si trasmettono attraverso il sangue e derivati ed il liquido seminale. Nella maggior parte dei casi il fegato si ristabilisce dopo 6 settimane, ma in alcuni casi e specialmente nell’epatite C, l’epatite può diventare cronica. Altre cause di epatite cronica possono essere malattie metaboliche e alcuni farmaci.
Durante l’epatite acuta compare ittero, cioè colorazione giallastra dei tessuti particolarmente della sclera degli occhi, per passaggio della bilirubina nel sangue e successiva deposizione nei tessuti.
Una particolare forma di epatite è l’epatite alcolica causata dall’assunzione cronica di alcool etilico. L’alcool viene trasformato dal fegato in acetaldeide, prodotto tossico che porta nel tempo a steatosi alcolica e cirrosi alcolica.

Ernia iatale

Ernia dell’esofago o della parte superiore dello stomaco giusto al di sopra del diaframma; si forma quando l’anello iatale, che aggancia esofago a diaframma, diventa incompleto.
Può facilitare il reflusso gastroesofageo.

Esofagite da reflusso

L’esofagite è un’infiammazione dell’esofago acuta o cronica dovuta al passaggio del contenuto gastrico o anche intestinale nell’esofago attraverso lo sfintere esofageo inferiore. Si manifesta con bruciore retrosternale, spasmo esofageo, irritazione faringea e anche sintomi asmatici. Le complicazioni a lungo termine possono essere ulcerazioni, restrizione e disfagia, esofago di Barrett (cellule metaplastiche che aumentano l’incidenza di adenocarcinoma).

Gastrite

È una infiammazione della mucosa gastrica (stomaco) che può essere acuta o cronica. Si verifica quando l’integrità della mucosa viene danneggiata. Le cause possono essere infettive (es. Helicobacter pylori), chimiche (aspirina, steroidi, sostanze erosive, alcool, tabacco), alterazioni nervose e malnutrizione (favorisce l’azione di H. pylori)
Queste cause portano ad una diminuzione del muco protettivo e del succo pancreatico neutralizzante e ad un’aumentata produzione di acido cloridrico, che espongono la parete gastrica all’infiammazione. Alcuni sintomi possono essere: nausea, vomito, malessere, anoressia, emorragia, dolore epigastrico.

Gotta

Patologia reumatica che colpisce le articolazioni con attacchi di artrite acuti e ricorrenti dovuti alla deposizione di cristalli di urato monosodico a livello delle articolazioni. Le forme croniche possono portare alla formazione di depositi di urato monosodico attorno alle articolazioni, chiamati tofi. La gotta si verifica in presenza di iperuricemia e può essere associata a patologie renali ed alla formazione di calcoli di urato monosodico.

Insufficienza cardiaca o scompenso cardiaco

Patologia cardiaca in cui il cuore diventa incapace di pompare la quantità di sangue necessaria per soddisfare le esigenze dell’organismo. La conseguenza è una riduzione del flusso periferico ai tessuti (ipoperfusione periferica) ed un’aumento del sangue a livello venoso (congestione venosa). Può essere dovuta ad un danno cardiaco (es. cardiopatia ischemica) o ad un sovraccarico di lavoro per il cuore (es. ipertensione arteriosa cronica).

Insufficienza renale

Patologia renale caratterizzata da una riduzione della filtrazione glomerulare del plasma. La conseguenza immediata è un accumulo di sostanze tossiche (urea e sostanze azotate) nell’organismo. Può essere acuta o cronica. La forma acuta si manifesta con oliguria (produzione urina < 400 mL nelle 24 ore) o anche anuria (volume urina < 100 mL nelle 24 ore), dolori addominali, ipertensione, possibile edema polmonare, sintomi cerebrali come agitazione, confusione e disorientamento e scosse muscolari. La forma cronica insorge lentamente nel tempo. Alcuni fattori di rischio della insufficienza renale cronica sono la ipertensione arteriosa, l’eccesso di proteine e fosfati della dieta, la presenza di proteine nelle urine (proteinuria) e livelli elevati di lipidi nel plasma (iperlipemia).

Iperomocisteinemia

Patologia metabolica dovuta all’aumento dei livelli di omocisteina, aminoacido non proteico derivante per trasformazione dall’aminoacido metionina. L’omocisteina viene normalmente trasformata velocemente in altri composti (cisteina e ancora la metionina) attraverso due vie metaboliche catalizzate rispettivamente da due enzimi: la cistationina-beta-sintetasi e il metilene-tetraidrofolato reduttasi. Il difetto genetico di questi enzimi porta ad un aumento dei livelli di omocisteina nel plasma e nei tessuti con modificazioni a carico del collagene di diversi tessuti. Le conseguenze cliniche possono essere la dislocazione del cristallino, l’osteoporosi e un aumentato rischio di trombosi. Le forme più gravi sono quelle omozigoti. A seconda del difetto enzimatico possono essere impiegate la vitamina B6, l’acido folico e la vitamina B12.

Ipertensione arteriosa

Patologia caratterizzata da un aumento della pressione nelle arterie. La pressione Massima (detta Pressione sistolica) è considerata normale quando il valore è inferiore a 130 mmHg (millimetri di mercurio) per età inferiori a 45 anni, mentre per età sopra i 45 anni i valori normali sono minori o uguali a 140 mmHg.
La pressione minima (pressione diastolica) non deve superare i 90 mmHg.

Ipertiroidismo

Patologia caratterizzata da un aumento degli ormoni tiroidei T3 e T4 circolanti nel plasma. Questi ormoni regolano l’attività metabolica cellulare, la crescita corporea e lo sviluppo e maturazione di numerosi apparati inclusi quello scheletrico e riproduttivo. L’ipertiroidismo è dovuto ad iperplasia della tiroide (aumento del numero di cellule secernenti gli ormoni) causata, nella maggior parte dei casi, dall’iperstimolazione della tiroide da parte di fattori esterni solubili (morbo di basedow). Il risultato è una iperattività della tiroide che si può manifestare con insonnia, irritabilità e nervosismo, oftalmopatia con esoftalmo (protrusione dei bulbi oculari), tachicardia, sudorazione eccessiva con riscaldamento della cute, aumento dei consumi energetici con dimagrimento marcato e aumento del volume tiroideo (gozzo diffuso).

Iperuricemia

Consiste nell’aumento dell’acido urico circolante dovuto ad una riduzione della sua eliminazione renale e/o ad un aumento della sua produzione. L’acido urico è il prodotto terminale della degradazione delle purine (adenina e guanina), i mattoni (basi azotate) presenti nel DNA. I sali dell’acido urico sono poco solubili e tendono a precipitare al di sopra di una certa concentrazione. In generale vengono considerati anormali valori di acido urico maggiori di 7 mg/dL. Valori elevati portano alla precipitazione dei sali di urato con patologie renali (nefropatia uratica), formazione di calcoli (calcoli uratici) e patologie articolari (gotta). L’intervento dietetico, con una dieta a basso contenuto di purine, può ridurre in parte la iperuricemia.

Ipoparatiroidismo

Patologia caratterizzata da una diminuzione dei livelli di paratormone (PTH), ormone prodotto dalle ghiandole paratiroidi. Il PTH ha funzione ipercalcemica, cioè alza i livelli del calcio quando i livelli plasmatici si abbassano. Nell’ipoparatiroidismo si riscontrano una diminuzione del calcio plasmatico (ipocalcemia) ed un aumento del fosfato plasmatico (iperfosfatemia) con sintomi a livello neuromuscolare quali la Tetania (=contrazioni ripetute dei muscoli) e deposizioni di sali di fosfato tricalcico in vari tessuti molli, quali il sistema nervoso (possibile ritardo mentale), sottocute e tendini ed il cristallino (cataratta). Tra le varie cause, ci può essere una carenza di Magnesio.

Ipopotassemia (ipokaliemia)

Il potassio è lo ione intracellulare più abbondante ed è importantissimo nel determinare il volume cellulare e il potenziale elettrico di membrana. Il 60% del potassio è contenuto nei muscoli e la sua concentrazione plasmatica normale è di 3,5-5 mEq/L (milliequivalenti). Il potassio è in rapporto fisso con le proteine cellulari, per cui con l’anabolismo proteico si ha ritenzione di potassio e con il catabolismo si ha deplezione di potassio. Nell’ipopotassemia si ha una riduzione dei livelli di postassio plasmatici e cellulari con alterazione del potenziale di membrana delle cellule. A seconda della causa si possono avere diversi sintomi, tra cui l’astenia muscolare e alterazioni a carico delle cellule eccitabili come quelle cardiache.

Iposideremia

Riduzione del contenuto totale di ferro presente nell’organismo umano. Il ferro svolge diverse funzioni, ma principalmente è un componente essenziale dell’emoglobina e serve a trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti. La carenza di ferro può portare ad anemia sideropenica, con insufficiente produzione di emoglobina.

Ipotensione arteriosa

Condizione caratterizzata da una riduzione di pressione arteriosa sotto i valori normali, causata nella maggior parte dei casi da una riduzione della forza di contrazione del cuore (gettata cardiaca), da una riduzione del volume di sangue circolante (es. emorragia) o da una diminuzione della contrazione dei vasi periferici. L’ipotensione ortostatica si verifica quando si passa in posizione eretta in presenza di un’alterazione dei meccanismi di controllo della pressione. Cadute brusche della pressione sono tipiche della sincope, delle crisi lipotimiche e dello shock anafilattico.

Ipotiroidismo

Patologia caratterizzata da una diminuzione degli ormoni tiroidei T3 e T4 circolanti nel plasma con rallentamento di tutti i processi metabolici. L’ipotiroidismo può verificarsi sostanzialmente per carenza di iodio, difetto nella produzione degli ormoni, e malattie autoimmunitarie. Se questa diminuzione o carenza insorge nella fase fetale o neonatale provoca un forte ritardo irreversibile dello sviluppo del cervello che si manifesta con il cretinismo, una patologia caratterizzata da deficienza mentale, ritardo della crescita, alterazioni dell’udito e del linguaggio. Il cretinismo può essere prevenuto assumendo la giusta dose di iodio durante la gravidanza a partire dall’undicesima settimana. Se la diminuzione degli ormoni si verifica nell’infanzia si ha ipotiroidismo giovanile con ritardo dell’accrescimento scheletrico e della maturazione sessuale e ritardo intellettivo. Nell’adulto l’ipotiroidismo di manifesta con astenia, sonnolenza, perdita di memoria, diminuzione consumi energetici e aumento di peso, intolleranza al freddo, forte stipsi, secchezza della pelle e bradicardia. E’ presente l’ingrossamento del gozzo se la causa è la carenza di iodio.

Meteorismo e Aerofagia

Il Meteorismo è un disturbo dovuto ad una eccessiva produzione di gas a livello intestinale per i processi fermentativi che avvengono prevalentemente nell’intestino colon.
Il gas può essere ingerito (aerofagia) o prodotto nell’intestino. L’escrezione può avvenire per eruttazione, per via rettale o per espirazione attraverso i polmoni. Il gas può essere N2, O2, CO2 H2 e in alcuni casi metano. Normalmente vengono escreti una media di 700 ml di gas per giorno.
La quantità di gas intestinale dipende dall’inattività, dalla diminuita motilità intestinale, aerofagia, componenti della dieta, e disordini gastrointestinali.
L’ aerofagia determina accumulo di gas nella parte superiore dell’intestino.Presenza di O2 e N2 nel gas rettale indicano aerofagia. Si può ridurre l’aerofagia mangiando lentamente, masticando con la bocca chiusa, bere senza cannuccia, non masticare cicche. La presenza di idrogeno e una maggiore acidità nelle feci indicano una fermentazione nel colon. La fermentazione può essere ridotta diminuendo nella dieta gli zuccheri fermentabili e le fibre solubili.

Morbo di Chron

Patologia infiammatoria cronica che può coinvolgere tutto l’apparato intestinale, anche se nella maggior parte dei casi si localizza nell’ileo distale e nel colon. L’infiammazione danneggia la parete dell’intestino, determinando un’alterazione della sua funzionalità con conseguente malassorbimento di tutti i nutrienti. Si manifesta con diarrea, perdita di peso e rallentamento della crescita. Può essere scatenato da infezioni virali o microbiche e da allergie o intolleranze alimentari.

Obesità

Condizione patologica di forte sovrappeso, con forte eccedenza di grasso corporeo,  associata all’insorgenza di numerose malattie. L’obesità può essere distinta in 3 gradi in base all’indice di massa corporea (BMI): classe I o obesità lieve (BMI tra 30 e 34,9), classe II o obesità moderata (BMI tra 35 e 39,9), classe III o obesità grave (BMI > 40). Le principali patologie associate all’obesità sono: ipertensione arteriosa, aterosclerosi e cardiopatia ischemica, apnea notturna con ipossiemia (diminuzione ossigeno nel sangue) e possibili aritmie cardiache con morte improvvisa, patologie epatiche dovute alla steatosi, diabete mellito, patologie articolari dovute al peso eccessivo ed infine alcuni tumori, tra cui il carcinoma mammario, il carcinoma endometriale (utero) ed il carcinoma prostatico nell’uomo associato all’assunzione di grassi saturi.

Osteoporosi

Patologia delle ossa caratterizzata da un aumento della porosità delle ossa. Frequente nella donna in menopausa, soprattutto nelle donne con menopausa precoce che non hanno fatto terapia sostitutiva ormonale. È presente anche nell’uomo oltre i 70 anni. È importante un apporto adeguato di calcio nella dieta.

Pancreatite

È un infiammazione del pancreas caratterizzata da edema, essudato cellulare, e necrosi. In casi gravi si ha autodigestione enzimatica del tessuto con necrosi ed emorragia del tessuto. La pancreatite può essere acuta e cronica. I sintomi possono essere dolore addominale al quadrante superiore destro con irradiazione alla schiena, nausea, vomito e steatorrea. Le cause possono essere attivazione premature degli enzimi, reflusso della secrezione presente nel dotto causata da calcoli biliari (pancreatite acuta), alcool (pancreatite cronica).
Nella Pancreatite acuta si ha aumento plasmatico di amilasi e lipasi, per passaggio nel sangue.
Nella cronica, si ha diminuzione di questi enzimi, per necrosi tissutale, con conseguente diminuzione della capacità digestiva e malassorbimento con steatorrea (passaggio di grassi nelle feci).

Sindrome del colon irritabile (IBS)

Non è una malattia ma una sindrome caratterizzata da un’alterata motilità intestinale e da una aumentata sensibilità e risposta dei visceri agli stimoli enterici ed esterni. Non ci sono danno tissutale, infiammazione o risposta immunitaria. IBS riguarda tutto l’intestino anche se nella maggior parte dei casi è coinvolto il colon (colite).
I Sintomi principali sono diarrea e costipazione alternate e dolore addominale risolto dalla defecazione.
Altri sintomi possono essere flatulenza, abnorme movimento intestinale, percezione di incompleta evacuazione, dolore rettale, e muco nelle feci. I fattori che possono precipitare IBS sono: stress psicogeno, ansietà, alcuni cibi, eccesso di cibo e bevande, fattori psico-sociali.
Altri fattori sono l’abuso di lassativi e antibiotici e caffeina; precedenti malattie del GI, sonno e riposo irregolari, apporto di liquidi insufficiente o irregolare.

Sindrome Metabolica

Patologia caratterizzata dalla presenza simultanea di un gruppo di patologie metaboliche tra cui il diabete mellito tipo II, l’ipertensione, la dislipidemia, la gotta, l’arteriosclerosi. Queste patologie sono scatenate dalla presenza di resistenza insulinica dei tessuti cui segue iperinsulinemia nel tentativo di abbassare i livelli di glucosio ematico. L’iperinsulinemia, a sua volta, aumenta il colesterolo LDL e abbassa l’HDL, aumenta i trigliceridi, aumenta l’acido urico e la pressione arteriosa. Stimola anche la sintesi dei lipidi. La sindrome metabolica è strettamente associata all’Obesità, ma può insorgere anche in persone non obese.

Sindrome nefrosica

Patologia renale caratterizzata dal passaggio di proteine, e particolarmente di albumina, nelle urine.
La concentrazione plasmatica di albumina scende sotto i 3 g/dL con conseguente formazione di edemi in varie regioni del corpo, con localizzazione al volto ed intorno agli occhi al mattino e alle gambe durante la sera.

Steatosi epatica

Accumulo di trigliceridi negli epatociti dovuto ad apporto eccessivo o a difetto nello smaltimento dei trigliceridi. La forma più frequente è quella causata dall’assunzione di alcool etilico. L’accumulo di trigliceridi negli epatociti può portare a sofferenza epatocitaria e nel tempo a forme di insufficienza epatica.

Stipsi

Alterazione del normale processo di defecazione associato ad emissione di feci dure, disidratate, defecazione difficoltosa e forzata, con senso di defecazione incompleta. Il peso delle feci emesso è inferiore ai 200 g/die e la frequenza è inferiore a quella normale (da 3 volte al giorno a 1 volta ogni 3 giorni).
Feci dure, incompleta evacuazione, defecazione difficoltosa /forzata. Può essere dovuta all’apporto inadeguato di acqua, fibra, all’inattività fisica e all’ignoramento dello stimolo. L’uso cronico di lassativi può favorire la stipsi.

Ulcera peptica

L’ulcera peptica è un’erosione della mucosa gastrica o duodenale che attraversa alcuni strati della parete (fino alla sottomucosa o alla muscolaris propriae). Si verifica quando vengono alterati i normali processi di difesa e riparazione della mucosa, quali la produzione di muco, secrezione di bicarbonato, la rimozione dell’eccesso di acido dal normale flusso sanguigno e la riparazione cellulare dell’epitelio. La gastrite può precedere e causare l’ulcera ed in generale le cause sono le medesime della gastrite. Dolore addominale è tipico dell’ulcera peptica gastrica e duodenale.
Anoressia, perdita di peso, nausea e vomito e bruciore retrosternale sono tipici della ulcera gastrica.